Tre secondi. Tanto basta, in genere, per decidere se aprire o meno un’email ricevuta. Capire, dunque, cosa accade in quel lasso di tempo è fondamentale per un’azienda che non vuole correre il rischio di essere ignorata dai propri clienti o dal proprio pubblico.

Che ci piaccia o no, infatti, anche il contenuto più interessante e il design più accattivante risulterebbero inutili se decidessimo di ignorare quei tre cruciali secondi. Ecco allora che la regola dei tre secondi può diventare un fondamentale promemoria da tener presente prima di premere il pulsante “Invia” in una campagna.

Cerchiamo quindi di analizzare, secondo per secondo, cosa la gente controlla, più o meno consciamente, prima di decidere se aprire o meno un’email e cosa noi possiamo fare per convincerla a cliccare sulla nostra campagna.

1º secondo – Nome e indirizzo email del mittente
Il nostro obiettivo dev’essere far sì che chi riceve l’email possa riconoscerci immediatamente. Scegliamo dunque come nome e indirizzo email del mittente un nome sintetico e semplice che inquadri immediatamente chi siamo. Possiamo usare il nome della nostra azienda o anche il nome di un account manager che, a patto sia immediatamente riconosciuto dal destinatario, contribuisce a rendere l’email più personalizzata e quindi interessante. Senza dimenticare, inoltre, che usare un indirizzo email generico come info@ o marketing@ può far correre alle nostre email il rischio di cadere nelle reti dei filtri anti-spam.

Come riportato nel Digital Marketing Survey 2015, la nostra ricerca annuale sulle preferenze di email marketing dei consulenti finanziari, il 34% degli intervistati ha dichiarato che preferisce ricevere email direttamente dal proprio Sales Manager, solo il 7% ha detto di preferire il nome generico dell’azienda mentre per il restante 59% non fa differenza.

Pensate ai vostri clienti: da chi preferirebbero ricevere l’email? Il modo migliore per saper come rispondere a questa domanda è sempre fare split test per capire quali combinazioni funzionano meglio.

Ecco, ad esempio, alcune opzioni che potremmo testare.

Banca Risparmi
marketing@bancarisparmi.it

Marco Rossi – Banca Risparmi
m.rossi@bancarisparmi.it

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m.rossi@bancarisparmi.it

Marco Rossi – Banca Risparmi
marketing@bancarisparmi.it

2º secondo – L’oggetto dell’email
Potremmo andare avanti anni dibattendo su quale sia il perfetto oggetto per un’email e probabilmente non troveremmo mai una formula perfetta. La verità, infatti, è che non esistono leggi universali legate all’oggetto di un’email: l’oggetto perfetto cambia in base al vostro audience, all’ambito in cui operate e a molto altro ancora.

Dalle statistiche in nostro possesso, relative all’ambito dei consulenti finanziari, possiamo tuttavia affermare che, in media, le campagne email rendono meglio quando l’oggetto ha una lunghezza non superiore ai 30 caratteri.

Il miglior suggerimento, anche qui, è quello di fare split test per conoscere le preferenze dei vostri clienti e capire quale tipo di oggetto funzioni meglio.

Un’altra idea, nel caso abbiate un database di contatti già ben segmentato, potrebbe essere utilizzare alcune delle informazioni in vostro possesso per creare oggetti dinamici personalizzati, in grado di cambiare leggermente da contatto a contatto.  Ad esempio, potreste utilizzare dati quali il titolo di lavoro, la città di residenza o anche il nome del contatto.

3º secondo – L’anteprima del testo
Spesso dimenticata o sottovalutata, l’anteprima del testo, o preview text, è in realtà un dettaglio molto utile per catturare l’attenzione dei vostri clienti. L’anteprima del testo viene solitamente (cambia in base al provider di posta) visualizzata sotto o accanto all’oggetto dell’email e generalmente non supera i 100 caratteri.

Nei due esempi qui sotto potete facilmente notare la differenza tra un’email con l’anteprima ottimizzata (in alto) e una senza (in basso), così come vengono visualizzate nella cartella della Posta in arrivo.

previewtext

Come riportato nel Digital Marketing Survey 2015, la maggior parte dei consulenti finanziari (61%) apre un’email ricevuta se ritiene l’argomento interessante, indipendentemente da chi sia il mittente. Motivo in più per non ignorare l’anteprima del testo e, invece, sfruttarla per dare ai nostri clienti maggiori dettagli sul contenuto dell’email, invitandoli così a cliccare per aprirla.

Un’idea può essere coordinare l’anteprima con l’oggetto dell’email, in modo da non ripetere le stesse informazioni e fare lavorare in squadra questi due elementi. L’oggetto potrebbe, ad esempio, catturare l’attenzione con qualcosa di accattivante, lasciando all’anteprima l’onere di dare maggiori informazioni sul contenuto.

Conclusioni
L’open rate, ovvero la percentuale delle persone che hanno aperto un’email, non è che il primo parametro per valutare la riuscita di una campagna e la tua capacità di coinvolgere i clienti. Possiamo infatti valutare i nostri risultati in base a molti altri parametri, come ad esempio la percentuale di contatti che ha cliccato sui nostri link (click rate), o di coloro che sono andati oltre, registrandosi a un evento, facendo un acquisto o tagliando quello che era il traguardo finale della nostra campagna (convertion rate). Tutti questi ulteriori parametri, tuttavia, sono direttamente conseguenti all’open rate, e non possono quindi prescindere da quei 3 importantissimi secondi, in cui un cliente sceglie se cliccare o meno sulla nostra email.

Per avere informazioni più approfondite e ulteriori consigli su come ottimizzare i vostri 3 secondi, potete contattare Stoneshot all’indirizzo engage@stoneshot.com.